origini, regole e curiosità del pugilato

Pugilato: origini, regole e curiosità

Quando nasce il pugilato?

Il pugilato, dal latino pugilatus, parola che trae origine da pugil in riferimento all’atleta che lotta con il pugnus, ovvero con il “pugno”, è uno dei più antichi sport da combattimento ed è chiamato spesso boxe, termine francese molto diffuso anche in Italia.

I bassorilievi sumeri, assiro-babilonesi e ittiti, ritrovati dagli archeologi durante campagne di scavo effettuate nel Vicino Oriente, raccontano che i primi incontri di pugilato sportivi risalgono al III e al II millennio a.C. e i pugili, detti anche pugilatori o pugilisti, combattevano a mani nude o con i polsi fasciati da delle bende. 

La testimonianza dell’utilizzo dei guantoni risale invece alla civiltà minoica e si tratta di un affresco, del 1650 a.C. circa, raffigurante due giovani pugili che combattono con le mani coperte da quelli che sembrerebbero proprio due guantoni.

Nell’antica Grecia, il pugilato era un’attività fisica ampiamente diffusa e molto popolare che fu introdotta come nuova disciplina nella XIII Olimpiade antica del 688 a.C. I pugili utilizzavano fasce di cuoio avvolte intorno alle nocche per proteggere le mani e combattevano fino alla resa fino alla resa dell’avversario o fino a quando uno dei due non era più in grado di continuare.

Non era previsti round né categorie di peso e grazie ai documenti dell’epoca, giunti fino ai giorni nostri, oggi conosciamo nel dettaglio lo stile di combattimento: in genere, il piede sinistro era più avanti del destro, con il braccio sinistro in semiestensione per mantenere la guardia del viso, mentre il destro era tenuto completamente arretrato pronto a colpire. I colpi del pugile puntavano principalmente al viso e ci sono poche prove che ad essere colpite fossero anche altre parti del corpo.

La boxe era conosciuta e praticata anche nell’antica Roma, dove i pugili non si limitavano ad utilizzare fasce di cuoio per proteggere le mani ma rendevano i pugni vere e proprie armi con l’aiuto del caestus, un antico guanto da combattimento che prevedeva l’inserimento di pezzi di metallo tra le stringhe di cuoio. I combattimenti si svolgevano negli anfiteatri e spesso duravano fino alla morte di uno dei due pugili.

Con l’avvento della cristianità e l’abolizione delle olimpiadi per volere dell’imperatore Teodosio I, che le considerava una festa pagana, la pratica del pugilato fu vietata per la sua eccessiva brutalità e la boxe fu quasi dimenticata fino al XVI secolo quando l’uso della spada divenne meno frequente e risorse l’interesse per l’arte del combattimento a mani nude.

Principali regole del pugilato: a che cosa devono fare attenzione gli atleti?

Il pugilato si svolge all’interno di una superficie quadrata chiamata ring ed è uno sport praticato sia a livello professionistico che non agonistico attraverso le moderne discipline, come la gym boxe, la soft boxe, la light boxe, la boxe competition e la boxe in action, che non contemplano un vero e proprio combattimento.

Il regolamento del pugilato prevede delle protezioni obbligatorie:

  • Bendaggio: le mani devono essere bendate prima di indossare i guanti. Le bende utilizzate dai professionisti sono più lunghe di quelle dei dilettanti, mentre i guantoni sono più leggeri. È vietato usare anelli o sostanze che possono modificare la consistenza del bendaggio. Una volta terminato l’incontro e prima di annunciare il verdetto, l’arbitro controlla sempre i bendaggi e può squalificare il pugile se le mani dell’atleta non rispettano i requisiti richiesti;
  • Casco: i pugili devono indossarlo dopo essere saliti sul ring per dare modo all’arbitro di controllare le condizioni dell’atleta. Il casco deve essere omologato AIBA (International Boxing Association) o FPI (Federazione Pugilistica Italiana) e l’uso dello stesso dipende dal regolamento della competizione;
  • Cintura di protezione: necessaria per proteggere i pugili dai colpi accidentalmente portati sotto la cintura, vietati dal regolamento;
  • Corsetto toracico: solo per le donne, a protezione del petto;
  • Guanti da boxe: si indossano prima di salire sul ring e si tolgono alla fine dell’incontro. Togliere i guanti prima del tempo significa che si vuole comunicare all’arbitro l’intenzione di abbandonare l’incontro. Esistono diversi tipi di guantoni: da sacco, per dilettanti, con antishock, per professionisti, per lo sparring e per bambini.
  • Paradenti: non può essere di colore rosso, neppure parzialmente, perché nasconderebbe la fuoriuscita di sangue.

Nel caso in cui l’atleta si privi volontariamente delle protezioni è sanzionato dall’arbitro con un richiamo ufficiale e una conseguente perdita di punti. La perdita involontaria è sanzionata se è colposa e reiterata (ad esempio: la caduta del paradenti a seguito di colpo regolare), mentre se una protezione si rompe deve essere sostituita entro cinque minuti o l’incontro viene sospeso.

Sono considerati colpi regolari quelli portati con i pugni chiusi che colpiscono con le nocche (lo spazio compreso fra l’estremo del metacarpo e la falange), zona corrispondente all’imbottitura del guantone da boxe. Inoltre, i colpi devono impattare frontalmente o lateralmente al busto dell’avversario dalla cintura (collocata entro l’altezza delle ossa iliache) in su. 

Sono considerati proibiti, e quindi non regolari, i colpi di manrovescio, con il dorso della mano, il taglio, il palmo. Tra le scorrette ci sono anche colpire con la testa, spalla, avambraccio, girare su sé stessi e colpire, colpire l’avversario a terra, o in parti non valide (sotto la cintura, alla nuca, ai reni, o alle spalle) e colpire di striscio per tagliare l’avversario.

Ecco, invece, quali condotte irregolari sono considerate falli:

  • Usare le corde (prendere slancio, appoggiarvisi, toccarle);
  • Tenere e colpire;
  • Spingere l’avversario, la sua testa, o gravargli da sopra;
  • Condotta pericolosa (abbassare la testa sotto la cintura dell’avversario o mettergli la testa sotto il mento);
  • Condotta sleale (pestare i piedi all’avversario);
  • Simulazione;
  • Scarso agonismo (offendere l’avversario, correre sul quadrato, dare le spalle all’avversario);
  • Disobbedire all’arbitro;
  • Mordere;
  • Liberarsi delle protezioni obbligatorie;
  • Tenere il guantone avanzato diritto, ad ostruzione della visuale avversaria;
  • Colpire nonostante gli ordini di break o di stop.

Se un pugile, che ha subito colpi regolari, è a terra, parzialmente fuori dalle corde aggrappato alle corde, appoggiato alle corde, oppure in difesa passiva, l’arbitro grida l’ordine di Stop e inizia il conteggio che serve per dare un momento di pausa all’atleta in difficoltà. Il conteggio ha una durata minima di 8 secondi e massima di 10.

Se il pugile non riesce a riprendersi entro i 10 secondi subisce lo Out, l’arbitro interrompe l’incontro ed emette il verdetto di K.O (Knock Out, cioè Fuori Combattimento). Se, invece, il pugile è in evidente difficoltà, l’arbitro giunto all’ottavo secondo chiede all’atleta se vuole riprendere e in caso di risposta negativa sospende l’incontro prima di emettere il verdetto di K.O.T (Fuori combattimento tecnico). Infine, se il pugile deve essere soccorso, l’arbitro decreta l’Out immediatamente e chiede l’aiuto del medico. 

Un incontro può terminare con lo svolgimento delle riprese previste, per abbandono, per K.O, per intervento del medico oppure per cause di forza maggiore. Inoltre, l’arbitro, il medico, il commissario di riunione e il secondo principale, possono intervenire per fermare un incontro prima del limite. Infine, in base alla situazione, il verdetto è stabilito dall’arbitro oppure dai giudici.

3 curiosità sul pugilato

Ecco tre interessanti curiosità sul pugilato che forse non tutti conoscono:

  1. Omero nell’Iliade racconta che i guerrieri micenei includevano tornei di pugilato per onerare i caduti in guerra;
  2. Il primo incontro di pugilato di cui si hanno notizie risale al 1681 anno in cui Christopher Monck, duca di Albemarle, organizzò un incontro tra il suo maggiordomo e il suo macellaio e fu proprio quest’ultimo a vincere, aggiudicandosi la posta in denaro;
  3. Nel XVIII secolo, la boxe era chiamata “nobile arte della difesa” e James Figg, primo pugile di cui si ha notizia, si definiva sul suo biglietto da visita Master of the noble science of defence, ovvero “Maestro della nobile arte della difesa”;

Buglioni Boxing Academy by Leone 1947: la “nobile arte” conquista il Forte Village

Al Forte Village, pluripremiato resort circondato dal meraviglioso mare di Sardegna, gli appassionati di boxe possono imparare i segreti del pugilato iscrivendosi alla Boxing Academy by Leone 1947, dove ad attenderli troveranno un allenatore d’eccezione: il campione internazionale Frank Buglioni.

La Boxing Academy, che ha luogo nello splendido scenario dello Sport Academy Center, dotato di una palestra completamente attrezzata e di un vero ring regolamentare, è strutturata in cinque lezioni, dal lunedì al venerdì, e divisa in due gruppi, uno per adulti e uno per bambini, con possibilità di prenotare lezioni private.

L’età minima per iscriversi all’academy è di 8 anni e tutti i partecipanti viene fornito il kit d’allenamento al momento dell’iscrizione.

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