Trekking Sardegna: 10 itinerari da non perdere

Trekking Sardegna: come viaggiare rispettando l’ambiente

Fare trekking in Sardegna è il modo migliore per conoscere il territorio isolano e scoprire le meraviglie naturali e archeologiche che formano l’inestimabile patrimonio storico, ambientale e paesaggistico dell’antica Ichnusa.

Trekking è la parola che deriva dal verbo inglese to treak e significa “camminare lentamente” o “fare un lungo viaggio”. L’escursionismo, termine utilizzato in lingua italiana per indicare la pratica del trekking, è un’attività motoria e sportiva che si basa sull’idea di camminare nel territorio, attraversando percorsi, come sentieri a lunga percorrenza, alte vie, mulattiere e ippovie, che non possono essere attraversati dai mezzi dai mezzi di trasporto convenzionali.

Chi sceglie di fare trekking può semplicemente passeggiare e godersi il paesaggio che lo circonda o aggiungere alla camminata altre attività come il birdwatching, l’osservazione delle specie botaniche e la visita a monumenti naturali o siti archeologici che si incontrano lungo il percorso.

Un buon escursionista deve fare attenzione a poche, semplici e fondamentali regole:

  • rispettare l’ambiente che attraversa
  • non danneggiare la segnaletica
  • non abbandonare rifiuti
  • non raccogliere specie botaniche protette
  • non infastidire gli animali selvatici
  • accendere il fuoco solo in luoghi adatti e assicurarsi di spegnerlo correttamente prima di ripartire

Volete scoprire il volto autentico dell’antica isola di Ichnusa? Vi raccontiamo quali sono i dieci migliori itinerari di trekking Sardegna.

Trekking Sardegna: i 10 itinerari più belli dell’isola

Scopriamo insieme quali sono i dieci percorsi di trekking Sardegna da fare almeno una volta nella vita.

  1. Monte Arcuentu: alto circa 785 metri sul livello del mare, il monte Arcuentu si trova nella provincia del Sud Sardegna, più precisamente nel territorio del comune di Arbus, e fa parte di una catena montuosa che corre parallela per otto chilometri alle spiagge della splendida Costa Verde. Sulla sommità del monte, poco distante dalle miniere di Montevecchio, si possono ammirare i resti castello medievale di Arcuentu o Erculentu che Francesco Cesare Casula, storico italiano, descrive nel suo Dizionario Storico Sardo. Il nome della montagna è composto dalle parole sarde árcu, che significa “curvo” o “a forma di arco” con riferimento alla particolare sagoma delle rocce della vetta, e ‘entubentu, cioè “vento”. Dalla vetta del monte Arcuentu si vedono la penisola del Sinis, la Giara, il monte Arci, il golfo di Oristano, il Gennargentu, il massiccio di Sette Fratelli, il monte Linas e la pianura del Campidano. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea e si contrappone ai tufi e basalti di origine vulcanica che caratterizzano il paesaggio.
  2. Cascata di Piscina Irgas: la cascata si trova nel comune di Villacidro, nella provincia del Sud Sardegna, al confine con il territorio di Domusnovas, ed è circondata da vette alte fino a 700 metri. Quella di Piscina Irgas, insieme a Sa Spendula e Muru Mannu, è una delle cascate più famose dell’isola e si può raggiungere in circa due ore di camminata attraverso il sentiero CAI numero 113. Il sentiero attraversa Rio Cannisoni e il percorso è caratterizzato da continui dislivelli e da una fitta vegetazione composta soprattutto da lecci, corbezzoli, eriche, ginepri, cisto, querce da sughero e oleandri. Le montagne di roccia granita che circondano la cascata sono la casa di cervi, cinghiali e mufloni. Da Punta Piscina Irgas si vede Punta Màgusu, detta anche Punta Cucuerris o Punta Cannisoni, con i suoi di 1000 m e in lontananza il Monte Linas, la montagna più alta di tutto il Campidano.
  3. Miniere del Blu: è un percorso costiero che attraversa la zona più selvaggia e incontaminata della Costa Verde e dalla spiaggia di Scivu prosegue verso Sud fino ai comuni di Nebida e Masua. Dalle spiagge di Arbus si raggiunge il paese di Buggerru e in seguito Masua, frazione costiera iglesiente, dove si trova il sito minerario di Porto Flavia e il maestoso faraglione Pan di Zucchero. L’itinerario delle Miniere del Blu è nato nel 2012 e oggi è uno dei sentieri più percorsi dagli amanti del trekking perché permette di ammirare da vicino monumenti dell’archeologia industriale come Porto Flavia, antichi insediamenti minerari, incredibili formazioni geologiche e luoghi di grande interesse naturalistico tra cui le dune di Piscinas, la costa Buggerru, Capo Pecora, Cala Domestica e la costa di Nebida.
  4. Selvaggio Blu: è tra i trekking più famosi, belli e impegnativi d’Europa, inserito nella lista dei 100 percorsi più spettacolari al mondo e raccontato anche dal New York Times. Un percorso incredibile nel cuore dell’Ogliastra che si estende per oltre 40 chilometri, da Santa Maria Navarrese a Cala Gonone, lungo le scogliere di Orosei e fino a Cala Luna tra sentieri impegnativi, falesie calcaree, grotte, fiumi, pareti rocciose, splendide baie dall’acqua cristallina, profumati boschi di lecci e ginepri, archi scavati nella roccia, mulattiere e ricoveri di pastori. Il Selvaggio Blu è stato ideato nel 1987 da Mario Verin, fotografo e alpinista, e Peppino Cicalò, architetto e presidente della sezione di Nuoro del Club Alpino italiano. Servono dai quattro ai sette giorni per completare un percorso difficile, lontano dalla civiltà, privo di segnaletica, rifugi e strade. Per affrontare il Selvaggio Blu bisogna essere allenati, sapersi arrampicare, avere un passo sicuro ed essere pronti a camminare per molte ore al giorno con uno zaino in spalla che deve contenere tutto anche l’acqua e il cibo necessari per affrontare il lungo cammino.
  5. Villaggio Nuragico di Tiscali: è un percorso immerso nella natura dell’isola tra boschi di querce, corbezzoli, ginepri e le meraviglie dell’entroterra sardo. I resti del villaggio di Tiscali si trovano al confine tra il Supramonte di Oliena e il Supramonte di Dorgali all’interno di una dolina carsica situata sulla sommità del monte Tiscali. Costruito nell’Età Nuragica, frequentato e ristrutturato durante l’Età Romana, il villaggio si sviluppa lungo le pareti della dolina e risulta completamente nascosto fino a quando non si raggiunge l’interno della cavità passando attraverso un’ampia apertura nella parete rocciosa. Al centro della dolina si apre un ampio finestrone che permette di ammirare lo straordinario panorama della sottostante valle di Lanaittu a pochi chilometri da Dorgali e Oliena, un’area incorniciata dalle falesie calcaree del Supramonte. L’escursione alla scoperta del villaggio di Tiscali è piuttosto impegnativa e adatta a esperti camminatori.
  6. Gola di Gorropu: è una gola alta 500 metri e raggiungibile solo a piedi. Considerato il canyon più profondo d’Italia e uno dei più spettacolari d’Europa, la gola di origine erosiva si trova nel Supramonte e segna il confine tra i comuni di Orgosolo e Urlzulei. Il nome Gorrropu deriva dal dialetto sardo e significa “dirupo” o “area scavata”. All’interno della gola si trovano ancora la Aquilegia nuragica e la Aquilegia di Gorropu, due specie erbacee che l’Unione per la Conservazione della Natura inserisce tra i primi cinquanta endemismi a rischio d’estinzione nel Mediterraneo. Inoltre, non vanno dimenticati anche il Taxus baccata e la Phillyrea latifolia, due alberi di circa 1000 anni d’età. A valle, le acque del rio Flumineddu sgorgano dalle rocce e formano laghetti di acqua cristallina, dove è possibile trovare la trota sarda e l’euprotto sardo tra gli anfibi più rari d’Europa. Per raggiungere il canyon di Gorropu si possono scegliere diverse strade: quella che parte da Urzulei e attraversa un sentiero panoramico di 4 chilometri prima di raggiungere l’ingresso della gola o, in alternativa, il sentiero di circa 7 km che costeggia il rio Flumineddu. Agli escursionisti più esperti, invece, è dedicato il sentiero Sedda ar Baccas – Gorropu B-502 che si sviluppa per 12 chilometri con un dislivello di 200 metri.
  7. Parco dei Sette Fratelli-Monte Genis: il parco regionale dei Sette Fratelli o “nove suricati”, o su cungiau regionali de Is Setti Fradis in sardo, con i suoi 58,846 ettari di estensione è uno dei parchi più grandi della Sardegna. La riserva naturale si estende a sud-est della provincia di Cagliari, tra le regioni storiche del Sarrabus e del Campidano, e rientra all’interno del territorio di ben nove comuni: Burcei, Castiadas, Maracalagonis, Quartucciu, Quartu Sant’Elena, San Vito, Sinnai, Villasalto e Villasimius. I monti che caratterizzano il territorio, fatta eccezione per il Serpeddì e punta Sa Ceraxa, non raggiungono i 1000 metri d’altezza e l’unico centro abitato del parco è il comune di Burcei. Qui a farla da padrone e la natura selvaggia con la vegetazione tipica della macchia mediterranea, composta soprattutto da leccio, sughera, lentisco, corbezzolo, mirto, ginepri e viburno, le valli attraversate da fiumi, i canyon, le gole e i monumenti naturali come l’arco dell’Angelo. Tra le specie animali che popolano il massiccio montuoso ci sono il cervo sardo, il daino, la martora, il muflone e il gatto selvatico.
  8. Batterie di Candeo: si tratta di un percorso all’insegna della storia e della natura di Caprera, l’isola che fa parte dell’arcipelago della Maddalena. Un breve itinerario che si snoda lungo una mulattiera a tornanti e permette di raggiungere le batterie di Candeo, un complesso di fortificazioni e vedette realizzato tra il primo e il secondo conflitto mondiale che si affaccia sullo splendido mare di Sardegna. La fortificazione, intitolata al Capitano di Fregata Antonio Candeo, morto a Brindisi nel settembre 1915 nell’affondamento della Benedetto Brin, è un esempio di architettura militare perfettamente mimetizzata con l’ambiente tra rocce granitiche, arbusti, ginepri, mirto, corbezzoli e ginestre. Il percorso prosegue verso la località di Punta Crucita e la spettacolare insenatura di Cala Napoletana una delle spiagge più belle di tutto l’arcipelago.
  9. Sella del Diavolo: è uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna e tra i simboli della città di Cagliari. Conosciuto anche con il nome di Sella dei suricati, o Sedd’e su Diaulu in lingua sarda, il promontorio si trova nella zona meridionale del capoluogo isolano e separa la celebre spiaggia del Poetto da quella di Calamosca. Qui, secondo la leggenda, si diedero battaglia i demoni capeggiati da Lucifero e gli angeli guidati dall’arcangelo Michele. Lucifero voleva impadronirsi del golfo di Cagliari ma fu disarcionato da cavallo e perse la sella che cadde nelle acque del golfo pietrificandosi e dando origine al promontorio. Un’altra storia, invece, racconta che durante la battaglia, dopo aver perso l’equilibrio, fu proprio il diavolo a cadere sul promontorio dandogli la forma che conserva ancora oggi. Per esplorare la Sella del Diavolo si percorre il sentiero che costeggia tutto il promontorio e comincia dalla salita che si trova sul versante di Calamosca. L’ingresso del sentiero è raggiungibile anche con i mezzi pubblici. Non c’è rischio di perdersi lungo il cammino che porta alla cima della Sella del Diavolo perché la bassa vegetazione che caratterizza il promontorio consente di seguire uno dei tanti percorsi già tracciati da altri escursionisti. La salita finale termina su uno strapiombo che si affaccia sul rimessaggio barche del porticciolo di Marina Piccola e regala un panorama mozzafiato che da viale Poetto si allarga fino a Capo Carbonara e al mare aperto.
  10. Da Pinus Village a Chia: sono circa cinque i chilometri che separano Cala Bernardini, meglio nota con il nome di spiaggia di Pinus Village, dalle bianche spiagge di Chia. L’itinerario, percorribile sia a piedi che in mountain bike, ripercorre l’antica strada romana che collegava gli insediamenti di Nora e Bithia e permette di esplorare uno dei tratti più belli della costa sud-occidentale della Sardegna. Percorrere il sentiero significa immergersi nei profumi della vegetazione tipica della macchia mediterranea, costeggiare minuscole calette, accessibili solo via mare o calandosi dalle rocce, e ammirare un panorama che a nord-est offre una splendida vista su Santa Margherita, Nora e Cagliari, mentre a sud-ovest permette di ammirare le spettacolari spiagge di Chia, gli stagni e le montagne del Sulcis. Poco lontano dalla spiaggia di Chia si trova la torre omonima che sorge su un promontorio dove un tempo era situata l’acropoli dell’antica Bithia. La torre, costruita nel 1578, era originariamente chiamata I Santi de Quaranta de Quiat e fu costruita per difendere il territorio dagli attacchi dei pirati.

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